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today.it, 17 febbraio 2022

 

Quante sono le madri in carcere con i loro figli? Numeri limitati, ma tema importante: come stanno le cose e quali sono criticità. Varie associazioni che si occupano di carcere domandano di cambiare la legge 62 del 2011.

Quante sono le madri dietro le sbarre insieme ai loro figli neonati o comunque in tenera età? “La nostra meta ideale è mai più bambini in carcere”. A dirlo è la ministra della giustizia Marta Catarbia in audizione, a Palazzo San Macuto alla commissione Infanzia, riguardo all’indagine conoscitiva sull’esecuzione della pena per i detenuti minorenni e sulla situazione delle detenute madri. “Le difficoltà in questo settore sono più significative di quanto si potrebbe immaginare” ha aggiunto la ministra osservando che, purtroppo, “la pena inflitta all’adulto ricade anche sul figlio, segnandone il percorso di vita”. “I numeri, fortunatamente, sono bassi, 15 madri e 16 bambini” ma “lo sforzo di trovare situazioni alternative è prioritario e tante possibilità stanno maturando” perchè non ci siano più “bambini in carcere”. Lo ha detto la ministra della giustizia Marta Catarbia in audizione, a Palazzo San Macuto alla commissione Infanzia, riguardo all’indagine conoscitiva sulla situazione delle detenute madri.

“Di queste madri 5 sono italiane e 10 straniere, 5 sono ancora imputate. La maggior parte, 9, è ospite ell’istituto a custodia attenuata per madri, Icam, a Lauro in provincia di Avellino” ha spiegato la ministra, “i posti negli Icam ci sono, sono 60”. “Quando si arriva a toccare questo livello della pena che incide sulla vita ancora in formazione accade qualcosa che interroga soprattutto il mondo degli adulti, i protagonisti sono i minorenni ma gli interrogati siamo noi”, ha concluso Cartabia.

Va ricordato che quando si parla di figli di detenuti, si fa sempre riferimento ai numeri modesti dei bambini che stanno con le madri in carcere: da sempre poche decine al massimo in tutta Italia. Ma se si affronta davvero la questione, badando non solo ai figli “visibili” perché in carcere, ma anche a quelli “invisibili” che stanno a casa, allora ben altre sono le cifre, e molto più complessi i problemi: la separazione, a volte il trauma per il figlio di assistere all’arresto di uno dei genitori, e poi i colloqui, le telefonate, l’incertezza.

Varie associazioni che si occupano di carcere domandano di cambiare la legge 62 del 2011: nata con l’intenzione di far uscire i bambini dagli Istituti di pena femminili promuovendo sei Istituti a custodia attenuata per madri (Icam), la norma ha finito per raddoppiare la carcerazione dei più piccoli, che possono stare in queste strutture fino a 6 anni d’età, contro i 3 previsti in precedenza. La legge 62 del 2011, riepiloga Osservatorio Diritti, sostituiva alcuni articoli del codice penitenziario e del codice di procedura penale, dedicati alla vita intramuraria delle madri e dei figli. Lo scopo era quello di spingere per gli arresti domiciliari e la creazione di case famiglia protette, dove alloggiare le detenute con figli e vedere il carcere come estrema ratio. Una legge voluta anche da alcune associazioni del terzo settore. Le storture, nonostante le intenzioni positive e ammirevoli, ci sono. Ad esempio non elimina la carcerazione dei bambini, perché si fa un ricorso frequente agli Istituti a custodia attenuata per madri, dimenticando che si tratta comunque di una forma di detenzione. Allungandone di fatto l’età fino a 6 anni d’età. Posti disponibili ci sono, ma le strutture non sono distribuite in modo omogeneo sul territorio: non a caso nell’ultima manovra sono stati approvati 4,5 milioni di euro per costruire altre case-famiglia. In passato, ai tempi del leghista Roberto Castelli ministro della giustizia, si era parlato di una “grazia generalizzata” per le madri detenute che avevano figli fino ai tre anni. Non se ne fece mai nulla.