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agenparl.eu, 25 febbraio 2022

 

Picchetto d’onore per salutare il capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Bernardo Petralia, che ha lasciato materialmente il Dap, oggi, salutando tutti i suoi collaboratori nell’atrio della sede romana del dipartimento dopo le ore 13.30. Petralia si è dimesso dall’incarico, lo scorso 6 febbraio, chiedendo di andare in pensione con un anno in anticipo, il primo marzo di quest’anno.

“Salute e saluti a tutti. Le cose iniziano e finiscono”. Ha esordito dinanzi a collaboratori e agenti della Polizia Penitenziaria. “Questa è una cosa che finisce ma solo formalmente perché poi le cose che si consolidano nel cuore non finiscono mai e quindi abbiamo, come dire, contratto un rapporto d’amore - ha aggiunto nel suo breve ed intenso discorso di commiato - Più che un rapporto d’amore. Io vi saluto, da questo momento sarete più soli. Anch’io sarò più solo, ma forse sarò più solo io però rientro nella vita vera che è quella che mia aspetta e lo dico con una ‘tristezza euforica’. È un ossimoro che sta a significare esattamente cos’è il mio sentimento in questo momento. Gratitudine, ma anche contentezza. Vi ringrazio veramente di cuore. E vi porterò sempre nel cuore”, ha concluso.

Petralia, ex magistrato, 2 anni fa, è stato nominato al vertice del Dap dall’allora ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, a seguito delle dimissioni di Francesco Basentini, dopo le rivolte nelle carceri di marzo 2020 e le polemiche legate alle scarcerazioni dei boss e detenuti ad alta sicurezza, durante la prima ondata del Covid 19. Nello stesso periodo si dimise anche il direttore generale dei detenuti, il magistrato Giulio Romano, appena dopo 3 mesi dal suo insediamento.

Lo riferisce Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uil-Pa Polizia Penitenziaria. “Ora - aggiunge il sindacalista -, auspichiamo che il Governo proceda a nominare immediatamente il successore conferendo un incarico di ampio respiro, magari guardando alle professionalità interne al Dap, affinché non vi siano vuoti o incertezze di gestione che possano destabilizzare ulteriormente il già agonizzante sistema carcerario”.