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di Niccolò Zancan

 

La Stampa, 23 febbraio 2022

 

La notizia è che il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, sindaco del Pd, ha fatto una cosa di sinistra. Ha voluto e istituito con un voto in consiglio comunale la cittadinanza onoraria per 11 mila bambini di origini straniere che vivono nella sua città.

Non solo per i bambini nati a Bologna da genitori immigrati, ma anche per quei bambini nati altrove che abbiano completato un ciclo di studi in Italia. Insomma, uno Ius Soli allargato a tutti. Il primo provvedimento del genere, seppur simbolico. Quello Ius Soli che il Pd nazionale non è mai riuscito a portare avanti in Parlamento. E nota bene: a Bologna hanno votato a favore tutti i partiti, non solo quelli della coalizione di centrosinistra. Contraria la Lega, astenuti i consiglieri di Fratelli d’Italia assenti alla votazione.

“Per noi è una grande notizia” dice la signora Shaza Makhoul, 38 anni, siriana. Alle cinque di pomeriggio sta tornando a casa con le figlie appena uscite da scuola. Abita al “Salus Space”, un’ex clinica di periferia riconvertita in residenza. Un posto dove si può sentire il profumo di tutte le cucine del mondo, ma dove i bambini giocano insieme in italiano. “Siamo siriani, e siamo cristiani. Abbiamo dovuto lasciare Aleppo nel luglio del 2016, in piena guerra. Abbiamo deciso di fuggire quando ci siamo trovati una minaccia di morte sulla nostra auto, dove avevamo lasciato un rosario”.

La signora Makhoul racconta del viaggio a piedi e poi in gommone fatto dal marito Habib Samra, 40 anni. Dell’attesa in Turchia e dell’approdo fortunoso su un’isola greca. “Quando mio marito è riuscito a arrivare in Italia, ha potuto chiedere il ricongiungimento famigliare. Così siamo partite noi tre, e adesso siamo qui”. Dopo due anni a Rimini, sono a Bologna. Hanno aperto un ristorante. Le figlie hanno fatto tutte le elementari in Italia.

“All’inizio non è stato facile. Una volta la più grande è tornata a casa in lacrime. Una compagna di scuola le aveva urlato contro degli insulti tremendi, diceva che lei era venuta a Bologna per rubarle il cibo e la vita. Non è stato sempre facile, ma adesso siamo finalmente in pace con tutti”. Una vita in pace. Una vita come tante altre. “Le nostre figlie vanno agli scout, fanno catechismo, frequentano il corso disegno. Abbiamo festeggiato anche la befana, anche se non è una nostra tradizione. Io sento profondamente che questo è il nostro Paese, lavoriamo qui, abbiamo gli amici qui, vogliamo restare in Italia”.

È alle figlie di Shaza Makhoul e di Habib Samra che si rivolge il progetto del Comune di Bologna, a loro e tutti gli altri figli del palazzo Salus. Bambini etiopi e senegalesi, ragazzini del Mali e del Bangladesh. Per tutti i minorenni con origini straniere della città ci sarà una cerimonia, il 20 di novembre di ogni anno, in concomitanza con la Giornata internazionale dei diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza. L’idea è trasformare quel giorno in una festa della cittadinanza. È vero: non avranno la carta d’identità, ma “un kit” sui diritti e sui doveri di nuovi cittadini. È una decisione simbolica, ma il sindaco spera di condividerla con altri comuni, per tornare così a porre la questione dello Ius Soli al centro del dibattito politico italiano. Fino a produrre un cambiamento. La Lega, a Bologna, si dice sicura del contrario: “È un’idea che a livello nazionale non passerà mai”.

Siid Negash, capogruppo della Lista Lepore, è l’autore dell’ordine del giorno che ha portato alla decisione: “Non è un provvedimento soltanto simbolico. Burocraticamente questi ragazzi non avranno la cittadinanza, ma dalla nostra città saranno finalmente riconosciuti. Prima erano invisibili, ora non lo sono più. E mentre tutti parlano dei giovani in giro nelle città italiane, noi a quei giovani diciamo che sono importanti. Vogliamo dire a loro: avrete tutte le opportunità. Voi, figli di genitori di origini straniere, come tutti gli altri ragazzi. La cerimonia sarà aperta. In modo che tutti possano capire. Quanto conta l’attesa, quanto è grande la felicità di essere visti. E tutti potranno giurare sulla Costituzione, che è la bibbia del nostro Paese”.