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di Valentina Marotta

 

Corriere Fiorentino, 18 febbraio 2022

 

La Cassazione respinge la richiesta della Procura di Firenze. E lui resta in Germania. No al mandato di arresto europeo per Reinardh Doring Falkenberg. Non sarà l’Italia a estradare in Cile il torturatore del regime di Pinochet condannato per crimini contro l’umanità. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta della Procura generale di Firenze, dichiarando il ricorso inammissibile.

La motivazione non è stata ancora depositata, ma i giudici della Suprema Corte hanno confermato l’ordinanza con cui la Corte d’appello di Firenze aveva negato, nel dicembre scorso, la misura cautelare in carcere per il tedesco di Gronau. Falkenberg, classe 1946, fu uno dei leader della “Colonia Dignità”, borgo sulle Ande, che da rifugio per nazisti in fuga dalla Germania dopo la seconda guerra mondiale divenne, negli anni 70, centro di detenzione per gli oppositori al regime militare.

Su di lui pende una condanna a 5 anni per il sequestro di tre cittadini cileni, di cui si persero le tracce dopo un periodo di reclusione nella famigerata Colonia. E nonostante una sentenza, nel 2019 la Germania ha negato l’estradizione di Falkenberg verso il Cile per mancanza di prove. La decisione della Cassazione ora segna l’ultimo capitolo giudiziario di una dolorosa vicenda per le famiglie di Elizabeth Rekas, Antonio Ormoachea e del fotografo italo cileno Juan Maino sostenitore di Salvador Allende, che da anni gridano giustizia. Falkenberg era arrivato il 22 settembre a Forte dei Marmi con un pullman di pensionati tedeschi, quando la polizia lo fermò. Nel 2005, abbandonò il Cile mentre era ancora sotto processo e per 16 anni gli diedero la caccia. Quando pensava di essere sfuggito alla giustizia, incappò in un controllo e risultò ricercato dall’Interpol. Per lui scattarono le manette. La Corte d’appello convalidò l’arresto in carcere. Poi gli stessi giudici, accolsero la richiesta del difensore e per motivi di salute sostituirono il carcere con l’obbligo di presentazione alla Questura di Lucca. La misura, per legge, avrebbe perso efficacia il 22 novembre se non fosse arrivata la richiesta di estradizione. L’istanza arrivò in Corte d’appello il 19 novembre, ma nessuno lesse la mail fino al 22. Quando il tedesco era stato rimesso in libertà dalla questura di Lucca “inopinatamente”, secondo la Corte d’appello.