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di Giuseppe Lo Bianco

Il Fatto Quotidiano, 3 marzo 2022

“È dichiaratamente ostile alla conservazione del 41-bis come strumento necessario per la salvaguardia della società tutta dal perpetuarsi del potere decisionale dei capimafia detenuti”.

La proposta del ministro Cartabia per il Dap? “A 30 anni dalle stragi sembra che si stiano pagando le ultime cambiali della trattativa Stato-mafia, siamo al redde rationem”, va giù duro Salvatore Borsellino, che aggiunge: “A Falcone e mio fratello hanno dedicato una moneta da 2 euro, dovevano dedicargli 30 denari”. Chiaro il riferimento al prezzo di Giuda, metafora del tradimento, “proprio nel trentennale, dell’eredità costituita dal patrimonio normativo che ci hanno lasciato Falcone e Borsellino”.

 

Ingegnere Borsellino, al Dap il ministro Cartabia propone un magistrato che esorta il dibattito pubblico ad abbandonare il principio della “centralità della vittima”, giudicato “schiettamente conservatore”. Lei che ne pensa?

Che siamo arrivati al “liberi tutti”. Che facciamo? Abbandoniamo la centralità della vittima per abbracciare la centralità dei criminali? Sono concetti che si commentano da soli.

 

Renoldi sostiene inoltre che in questi anni l’antimafia militante si è “arroccata nel culto dei martiri”, considerando i boss mafiosi come irriducibili…

È una frase vergognosa, prendiamo tristemente atto che, per Renoldi, lo studio nelle scuole del contributo di uomini come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone è portare avanti il “culto dei martiri”. A questo punto vorrei sapere se il ministro conosceva queste frasi che rasentano l’ignominia prima di proporre la nomina.

 

Perché, secondo lei, la nomina è inopportuna?

Perché Renoldi è colui che è dichiaratamente ostile alla conservazione del 41-bis come strumento necessario per la salvaguardia della società tutta dal perpetuarsi del potere decisionale dei capimafia detenuti, i quali, prima dell’avvento del 41-bis, continuavano a comandare e a ordinare omicidi dal carcere. Prendiamo altresì atto che, per Renoldi, la pluridecennale giurisprudenza in materia di reati mafiosi, secondo cui l’affiliato rimane irriducibilmente mafioso fino alla sua morte o alla sua collaborazione con la giustizia, è sbagliata; ma, soprattutto, prendiamo tristemente e rabbiosamente atto che, per Renoldi, il legislatore non deve mettere al centro del suo operato la difesa della vittima. Evidentemente non è sufficiente che (giustamente, sia chiaro) Nessuno tocchi Caino, si deve anche mandare a morte Abele.

 

In una lettera al Guardasigilli il nuovo capo (in predicato) del Dap fa una parziale marcia indietro, riconfermando tra l’altro l’importanza del 41-bis…

Per me resta evidente il significato irridente di quelle frasi, non saranno i suoi equilibrismi verbali a modificare il senso di quelle parole. Sono ritrattazioni tardive e inaccettabili.

 

Lei è da sempre critico nei confronti della riforma della giustizia varata dalla Cartabia. Perché?

Neanche Berlusconi era riuscito a fare queste cose che l’Europa neanche ci ha chiesto, era troppo concentrato sulle leggi ad personam.

 

Che cosa chiederebbe oggi al Guardasigilli?

Le chiederei qual è il messaggio che hanno deciso di mandare ai cittadini italiani. Vogliono forse comunicare che con la mafia si deve convivere? Hanno deciso di abiurare al loro giuramento di difendere i cittadini dal cancro mafioso? Se fosse così, pretendiamo che il governo e la ministra Cartabia si assumano la responsabilità di dichiararlo esplicitamente agli italiani e, soprattutto, alle vittime di mafia e ai loro familiari. Il ministro deve dire chiaramente che si sta tornando indietro di decenni.

 

Ora che il Guardasigilli si appresta a varare la nomina del nuovo capo del Dap, osteggiata da M5S e Lega, mentre Camera e Senato dovranno rimodulare entro maggio l’ergastolo ostativo seguendo le indicazioni della Consulta, l’auspicio di Maria Falcone è che sulla nomina al Dap “non si arretri di un millimetro” e che “alle dichiarazioni seguano i fatti e che le istituzioni e la politica siano coerenti e dimostrino con azioni concrete il loro impegno contro le mafie”. Qual è il suo?

Mi auguro che il Parlamento non distrugga il patrimonio normativo lasciato da Falcone e Borsellino decretando un definitivo “liberi tutti”.